IPv6, il tempo stringe e i siti web pronti sono pochi
Nell'ultima settimana abbiamo avviato una bella discussione all'interno della nostra community in merito alla necessità dell'IPv6 e del passaggio imminente per molti siti web e operatori, costretti a farlo dal momento che gli indirizzi IPv4 stiano per terminare rapidamente.
Nelle scorse settimane Seeweb ha contattato molti dei suoi clienti per promuovere il passaggio a IPv6, lo stesso ha fatto con uno dei suoi clienti di punta, Tophost, e in generale la compagnia da tempo ha spinto per fornire IPv6 come standard per tutti i suoi clienti, affiancandolo a IPv4, nell'attesa che gli indirizzi finiscano. Seeweb è un esempio, vi sono decine di altri provider, da Aruba in poi che permettono lo stesso, e sono da tempo allineate sulla volontà di fornire tutto il necessario per rendere i propri siti web IPv6 Ready.
Personalmente concordo molto con quanto spiegato nella discussione dai nostri lettori e utenti: prima si effettua il passaggio a IPv6 e prima si ha possibilità di sperimentare con questo nuovo protocollo, il solo problema di gestire macchine con molti più IP a disposizione non è per nulla banale, tanto sul fronte della sicurezza tanto su quello che avviene quando viene generato un DDoS. Certo vi sono ancora mille ragioni per cui IPv6 non è percepito come utile, in primis il fatto che pochissimi hanno attivo un collegamento nativo IPv6, ma questo non toglie il fatto che il passaggio sia del tutto obbligatorio. I grandi gruppi della rete stanno spingendo in tal senso, tanto da organizzare il prossimo 6 Giugno una giornata interamente dedicata a sensibilizzare il passaggio a questo nuovo protocollo.
Parliamoci chiaro inoltre, non possiamo pretendere che siano i singoli clienti degli hosting provider a chiedere un passaggio al nuovo protocollo, sono ISP e service provider a dover attrezzarsi in tal senso per aggiornare le loro reti. Non è un esercizio di stile, ma una vera necessità: già oggi l'assegnazione di nuovi indirizzi IP o classi di IP è resa difficoltosa, c'è molta meno disponibilità da parte del RIPE e spesso vengono rigettate le richieste per le classi più grandi. E' un problema che coinvolge tutti e riguarda in particolare modo chi vende migliaia di server dedicati, VPS e istanze cloud, tutti strumenti che hanno bisogno di un loro IP pubblico e pian piano stanno facendo esaurire il numero di quelli disponibili. Si può pensare che entro un anno IPv4 sia definitvamente esaurito, e in termini pratici, non vi siano più altri indirizzi da poter utilizzare e assegnare.
Bisogna affrontare già oggi il problema, e questo vale soprattutto per chi fornisce servizi in rete.

