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Friday 30 December 2011

Cara GoDaddy l'arroganza non paga su Internet

di Stefano Bellasio

70.000 domini, se ne hai circa 50 milioni registrati diciamo che sono quasi nulla. Poi diventano 100.000, poi 200.000 e allora la preoccupazione sale, insieme a quello che è a tutti gli effetti un danno di immagine. La vicenda di GoDaddy - che per inciso è il primo "provider" al mondo per numero di domini - insegna due cose importanti a chi si occupa di business online e in particolare di servizi web.

 

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La prima è che l'arroganza non paga: Bob Parsons, ex CEO di GoDaddy e fondatore dell'azienda, ha da sempre avuto uno stile fuori dalle righe, che aveva fatto avvertire la sua debolezza nel caso della caccia agli elefanti in Africa, sostenuta dalla compagnia e addirittura promossa tramite video online. 

 

La seconda è che chi fa business online deve essere consapevole che le barriere per i clienti sono quasi del tutto inesistenti: vi sono migliaia di competitors e il cliente non ha alcun problema a passare ad un altro, in tempo zero, magari con un servizio e un prezzo migliore. Questa regola è vaida a maggior ragione per un mercato "commodity" come appare essere quello della registrazione domini. 

 

Capita poi che ci siano competitors particolarmente furbi come NameCheap, che non hanno bisogno di corsi di marketing, e sappiano sfruttare al meglio queste situazioni: in un giorno hanno trasferito oltre 25.000 domini donando 1 dollaro per ciascun trasferimento a EFF. L'obiettivo è affiancarsi ad essa nella lotta contro la SOPA, una norma tutta statunitense che vorrebbe imporre il blocco di siti e domini che rientrano in particolari violazioni, legate per lo più alla pirateria online. 

 

GoDaddy ora non solo dice di non sostenere questa norma, ma addirittura di opporsi: i clienti non sono stupidi, hanno compreso benissimo il passo falso della compagnia, e hanno iniziato a trasferire altrove i loro domini, consapevoli che questo avrebbe danneggiato la compagnia, in primis nella sua immagine. L'arroganza di GoDaddy, che inizialmente ha snobbato il problema, non ha contribuito alla risoluzione dello stesso e l'emoraggia di domini è ancora in corso. Non stento a credere che ne perderanno migliaia di altri nei prossimi giorni e la "supremazia" nel mondo della registrazione potrebbe divenire difficile da mantenere con un ulteriore passo falso di questo tipo.

 

I domini sono ad oggi una vera e propria commodity, solamente alcuni provider nel mondo, come in Italia, riescono a dare loro un valore aggiunto reale che giustifichi la scelta di quella compagnia, ma è evidente che ostacolare i clienti nel trasferimento (GoDaddy è stata accusata, a torto o ragione non si sa, anche di questo) non possa in alcun modo giovare, così come si deve essere consapevoli che si tratta di un business rischioso, dove il competitor più bravo può far trasferire migliaia di domini in un colpo solo. 

 

NameCheap è stata la sola a cogliere la palla al balzo. In molti si sono chiesti come mai GoDaddy sia stata la sola compagnia pro-SOPA a essere colpita: le opinioni possono essere diverse, ma è indubbio che nel corso del tempo questa azienda si sia costruita una patina di "arroganza" che non è piaciuta agli utenti e ai clienti e ha scatenato facilmente una vera e propria fuga. Indubbiamente una lezione importante per i vertici di GoDaddy che ora farebbero bene ad abbassare i toni per evitare un nuovo scivolone. 

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