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I domini sono un gioco per grandi: aumentano gli investimenti in un bene "virtuale"
di Stefano BellasioQuando lo scorso Marzo mi sono trovato negli uffici di Sedo a Colonia, a fianco del caro Simone, ho capito che il mercato secondario dei domini è sottovalutato, ma solo in Italia. Sedo paga 160 stipendi ogni mese e vende domini (anche in Italia) oltre i 100.000 Euro in Europa e nel mondo, con una serie di prodotti che aiutano anche gli stessi hosting provider.
L'articolo che leggo su PCWorld amplia le visioni e parla del mercato dei domini come di un mercato di investimenti ormai maturo, non più appannaggio solamente di fortuite vendite e registrazioni dell'ultimo minuto. Parliamo di un mercato che la stessa Sedo valuta in 500 milioni di dollari e che le stesse compagnie iniziano a guardare con occhio diverso: Oversee.net dice che non sono tanto le compagnie legate al settore del web a investire in una "proprietà" sul web, ma piuttosto tante aziende, di diverso livello e settore, che guardano ad un nome a dominio come ad un investimento che nel tempo può portare o un profitto derivante dalla sua vendita futura oppure si può sostituire all'investimento pubblicitario grazie alla possibilità di ricevere visite solamente per il fatto di avere un nome molto appetibile. L'esempio fatto, di Barnes & Noble, è lampante, il dominio books.com è proprio suo, così come baby.com che appartiene a Johnson&Johnson.
Quale migliore pubblicità di semplici parole che vengono ricordate facilmente e molto ben indicizzate?
Ma attenzione, il mercato dei domini secondari non è solo questo e non si esaurisce in una compra vendita sfrenata: il parking, nonostante la parola sia oramai fuori da quelle "buzzword" di Internet, è ancora un fenomeno molto attivo, una voce importante nel bilancio di compagnie come Sedo, che offrono ai clienti anche l'opportunità di monetizzare l'acquisizione e il mantenimento di un dominio.
PCWorld si concentra su Oversee, compagnia nata solamente nel 2000 che oggi gestisce più di un milione di nomi a dominio e continua a "spazzolare" la rete alla ricerca di nuovi indirizzi da poter monetizzare. Come fa? Il principio è molto simile a quello di cui vi parlavo per la creazione di contenuti, anche qui si usa un algoritmo in grado di capire quali sono le parole più cercate nel web e quali i domini che potrebbero risultare appetibili che le contengono. Il server registra i domini e li rende disponibili, pronti per la vendita o per il paroversking.
A dispetto delle apparenze e della cattiva fama che la figura del domainer si è guadagnata, a operare in questo settore sono quasi sempre professionisti ed è chiaro che si tratti di un mercato che negli anni a venire avrà sempre maggiore valore e maggiore richiesta da parte delle aziende. Paragonabile ad avere il proprio negozio di moda nella via più elegante di Milano, avere un nome a dominio semplice da ricordare, corrispondente alla parola chiave del nostro business, può favorire al meglio qualsiasi attività nell'era in cui le persone interrogano la rete per ogni esigenza.
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