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Google e Privacy: la compagnia può perdere consensi?
di Stefano BellasioL'annuncio dell'accordo con Verizon è stato l'ennesimo colpo basso della compagnia, l'ultimo di una serie che hanno ormai fatto dimenticare agli utenti il famoso motto di Mountain View, "don't be evil". Negli ambienti tecnici solitamente Google viene visto come una sorta di guru tecnologico, in grado di creare e amministrare servizi da milioni e milioni di accessi; in quelli invece dove si guarda più alla resa del business, tipicamente blogger e siti americani che hanno come target imprenditori e dirigenti, si fa notare quasi sempre come Google abbia costi molto bassi, a fronte di ricavi immensi, che permettono alla compagnia di "giocare" su nuovi servizi, e muoversi come una startup.
Stefano in questi giorni ha pubblicato diversi post a riguardo, tutti con tono (giustamente) critico. Ma la compagnia può davvero perdere consensi nel lungo termine? La risposta ovviamente non è si o no. Vi sono milioni di utenti che utilizzano Google e altri servizi web senza alcun riguardo per i dati che mettono in condivisione o per le informazioni che regalano a Google. Altrimenti come potrebbero finire online 100 milioni di profili Facebook liberamente accessibili da chiunque?
La verità è che a fronte di migliaia di critiche da persone tecniche e non, Google riesce a superare molto bene questi episodi, dando spiegazioni spesso solo apparentemente esaustive, e facendolo con il classico tono della compagnia che vuole solamente migliorare il web e non certo danneggiarlo. Non c'è quindi il pericolo che la compagnia perda consensi su larga scala, almeno non nei prossimi mesi: ovviamente è una situazione da monitorare, soprattutto ora che Google fa business anche con grandi aziende, con i suoi servizi cloud, tra cui Apps. Più facile che sia in questo contesto che le aziende inizino a fidarsi meno di Google, non tanto per la gestione tecnica, tanto per le modalità con cui opera la compagnia, con quelli che sono, seppur in piccolo, sempre dei clienti (lo siamo tutti nel momento in cui accediamo ad un servizio Google).
La vendita dei dati, un business oltre la ricerca
Ho letto molto piacevolmente un commento ai tanti articoli che diceva pressapoco così: "Come vi potete stupire che una compagnia che fa del raccogliere e analizzare dati la propria maggiore attività, pensi a vendere il contenuto estratto da questi?"
Il WSJ ha potuto vedere un documento di "brainstorming", dove la compagnia riassumeva alcune delle possibili strategie per monetizzare i dati raccolti dai suoi milioni di accessi ai servizi online, a partire dalla ricerca. Google ha subito chiarito che si tratta di un documento di sole idee, niente di serio che potrebbe venire implementato a breve. La vendita dei dati online potrebbe essere però un business molto più proficuo di quello della ricerca legata agli introiti pubblicitari, e in parte collegata ad essa.
L'idea è che Google voglia di fatto ottenere un profilo di ogni utente molto più approfondito di qualsiasi altro servizio, in primis Facebook. Per fare questo potrebbe riunire i dati raccolti da tutti i suoi servizi, da Gmail a Checkout, passando per la realizzazione di un nuovo pulsante "mi piace" che consenta di capire cosa effettivamente rientra nelle necessità degli utenti. Fantasia? Per ora Google non ha rilasciato alcuna comunicazione in merito, ma non dovremmo stupirci della possibilità di una violazione completa della nostra privacy, una possibilità che il CEO Eric Schmidt ha già auspicato chiarendo come la compagnia abbia già oggi una tecnologia in grado di identificare le singole persone e i loro dati: Google e il peso dell'informazione nelle parole di Eric Schmidt.
Ma ancora una volta vi chiedo, basterà tutto questo a far calare il consenso degli utenti nei confronti di Google?
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