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In quale direzione orientare un progetto web?
di Stefano BellasioIl post aperto da Pierpaolo su HostingTalk.it mi ha fatto tornare in mente un ottimo articolo letto qualche giorno fa su TechCrunch e ripreso anche da alcuni bloggers italiani. Si parla di modelli di business e della bontà della pubblicità per i progetti web. Eric Clemons, in un lungo post su TechCrunch spiega la sua visione dell'attuale mondo advertising sul web, con una forte critica su questo modello, e proponendo un ritorno alla vendita di servizi premium all'interno del web per sostenere le compagnie.
Il professore dice che la pubblicità fallirà per tre semplici motivi: i consumatori non si fidano di essa, non vogliono vederla e soprattutto non ne hanno necessità. Per cui, nel giro di pochi anni dovremmo vedere sparire qualsiasi forma pubblicitaria dal web? La risposta è sicuramente no, il mercato dell'advertising online cresce anche in tempo di crisi, e ci sono milioni di compagnie che grazie alla pubblicità hanno avviato business molto solidi, anche in Italia.
Le proposte del professore per sostituire la pubblicità vanno nella direzione dei servizi premium da offrire agli utenti, uno dei modelli di business citati anche nel post del forum: personalmente penso che sia una buona soluzione solamente nel momento in cui si riesce a fornire contenuti di altissima qualità, la vendita di accessi ad un sito di contenuti è difficile, e convincere gli utenti a pagare per leggere informazioni che potrebbero trovare anche altrove non è certo semplice.
Ci sono sicuramente community che riescono a sostenersi con la vendita di piccoli servizi (in Italia sinceramente non mi vengono in mente esempi), ma la maggior parte sperimenta ben presto che si tratta di un modello che non garantisce ricavi sicuri nel tempo e soprattutto è sottoposto a forti variabili, dal numero di utenti che acquistano fino alla percezione dei servizi da parte dei singoli utenti. Trovo difficile immaginare siti come TechCrunch che riescono a vendere accesso ai propri contenuti, il discorso può apparire valido per colossi come NYT o WSJ, non certo per siti online di altra natura.
Il professore parla anche dell'approccio alla community, qui sicuramente lo spazio di manovra è più ampio per la vendita di piccoli servizi, ma ci si scontra sempre con gli utenti, nel web si va dove il servizio costa meno oppure è gratuito, quindi almeno che il nostro non sia strettamente indispensabile, si deve prevedere di affiancare a questo business anche un'altra entrata.
Lascio la parola a voi, qualche esempio di comunità o portale italiano (con produzione di contenuti) che oltre alla pubblicità venda dei servizi per il proprio mantenimento? Non parlo di servizi ad aziende, ma servizi venduti direttamente agli utenti del sito :)
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