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La morte del freehosting, ecco perchè siamo sempre più vicini
di Stefano BellasioLa scorsa settimana è giunto l'annuncio della chiusura dell'ennesimo servizio di freehosting, HelloWeb ha comunicato ai propri utenti la chiusura imminente del servizio, nel momento in cui leggete questo articolo il servizio dovrebbe esser già stato sospeso, lasciando agli utenti solo qualche giorno utile per il backup e il trasferimento verso altri lidi.
Parlo di Helloweb, ma senza avere nulla recriminare a questa realtà, così come ad altre, ma piuttosto per sottolineare come questo trend si stia intensificando in questo ultimo periodo: i freehosting, nati già nei primi anni del web, sono destinati a scomparire. Cerco di spiegare quali siano le ragioni che mi portano ad affermare ciò: una struttura hosting ha di base le stesse caratteristiche, sia essa a pagamento o meno, per cui acquisto di macchine dedicate, una adeguata collocazione all'interno di un data center, acquisto di banda e ip, oltre a tutto quel che consente di erogare praticamente il servizio, un pannello di controllo per gli utenti, un processo di registrazione e gestione degli account e, in alcuni casi, un piccolo servizio di assistenza per gli utenti.
A ciò si aggiunge poi ovviamente il lavoro necessario delle persone che fanno parte del progetto e una loro necessaria retribuzione: l'esperienza insegna che questi progetti sono "fragili", se avviati senza neanche avere una minima entrata è destinato a chiudere ancora prima del tempo utile per farsi conoscere.
Questi impegni, economici e non, sono spesso ripagati da banner pubblicitari, un modello di business che richiede tempo per diventare remunerativo e soprattutto non è sempre ben visto dagli utenti. A ciò aggiungiamo i problemi legali, un hosting free è preso di mira, ogni minuto, da malintenzionati.
E' chiaro che questi servizi non riescano ad offrire alcuna garanzia ed è ancora più chiaro che non abbiano futuro se continueranno a nascere con queste premesse; la dimostrazione è sotto gli occhi di tutti, le compagnie italiane e non che hanno avviato un freehosting (cito Altervita e Netsons) hanno aggiunto nel proprio sistema un ulteriore modello di business, vendita di pacchetti a pagamento o accordi con agenzie pubblicitari di grande livello. Nonostante ciò, anche questi servizi non sono la scelta ideale per progetti "seri", un freehosting non è mai la scelta da intraprendere se i nostri intenti esulano dal semplice blog personale o dal testing di una nostra applicazione in PHP.
Non mi dilungo oltre, ma concludo dicendo che i servizi freehosting sono destinati a rimanere appannaggio di grandi realtà, Microsoft, Google e poche altre, le quali hanno modelli di business e risorse studiati appositamente. Una nota di colore, anche Google, che potremmo dire offra freehosting con il proprio servizio Google Apps, sembra che per il futuro sia intenzionata a offrire alcune caratteristiche del servizio solamente agli utenti "paganti". Questo dovrebbe farci capire che il costo di queste soluzioni è alto, e nessuno può permettersi di regarlarle agli utenti.
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