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Friday 9 January 2009

La giusta rotta per non andare sempre oltreoceano

di Stefano Bellasio

Innanzitutto grazie a Simone che ha voluto approfondire una tematica lasciata spesso in disparte e che come dicevo nel mio articolo di qualche giorno fa merita sicuramente approfondimenti. Perchè l'estero si e in Italia no? Perchè qui in Italia non siamo così attraenti a livello di servizi di hosting, ne parla questa mattina anche Nicola, provo a riprendere io questa volta il post di Simone e cercare di capire cosa ne pensano anche gli utenti di HTML.it e i webmaster. 
 
Una domanda su tutte, se cerchiamo un hosting non possiamo limitarci a guardare il prezzo, dovremo considerare diversi fattori, primo fra tutti il nostro budget e il livello di servizio, lowcost, medio o alto? Da qui nascono una serie di considerazioni tutt'altro che banali, perchè chi mi offre 3 GB di spazio ad un quarto del costo di altri provider magari lo fa con macchine vecchie, su un sistema di storage lento e senza protezioni da downtime. Ma non voglio andare troppo fuori discorso e passo subito ai punti di Simone:
 
 
Distinguersi: è un must di questo settore, quando leggete una nuova discussione su WHT nell'area "Running a webhosting business" il consiglio dei primi tre post è uno solo: devi cercare la tua nicchia e cercare di distinguerti. Facile a dirsi diranno molti, eppure i modi per farlo sono tanti, dal modificare il proprio rapporto con i clienti con nuove forme di assistenza, fino ad un marketing diverso dalle altre aziende. Molti provider hanno colto la palla al balzo nel momento in cui hanno fiutato l'affare CMS, così diverse compagnie hanno iniziato a vendere piani specifici per Joomla, Drupal e via dicendo. Dopo sono arrivati tutti gli altri, ma i nomi noti sono rimasti quelli. Distinguersi e trovare la nicchia significa muoversi con questa idea, andare a offrire il servizio modellandolo esattamente sulle esigenze di quello specifico gruppo di utenti. 
 
Utile in tal senso osservare le community, i forum, i nuovi progetti nascenti. Essere dinamici anche nel cambiare le offerte a listino è sicuramente una qualità che non tutti hanno. Simone porta poi esempi concreti come il passaggio a PHP 5 fatto solamente quando PHP 4 era in end of life, non so quanto questo sia estendibile a tutti i servizi italiani, ma posso dire che ad oggi quasi tutti i provider del nostro paese non hanno problemi ad offrire ruby o accesso a più versioni di un linguaggio. Quel che penso? Che ci sia fatti anche troppo affascinare dall'estero e anche ora che le cose qui son diverse si sia rimasti con il pregiudizio. A voi la parola.
 
 
Maggiore concentrazione e partecipazione: bravo Simone, un punto su cui sono molto d'accordo, le sponsorizzazioni costano e richiedono anche impegno nella pianificazione ma portano risultati, all'estero è sicuramente un fenomeno più sentito che in Italia. Sponsorizzare un evento dedicato ad un particolare CMS è un ottimo punto di inizio (prima di Natale vi era il Drupal Day a Milano, non ho visto nomi di hosting italiani tra gli sponsor!). Un esempio, all'estero in tutte le conferenze inerenti il web, i blog online e gli eventi organizzati dai magazine, almeno 2 o 3 sponsor sono hosting provider.
 
Aggiungo anche che partecipare ai forum e ai blogs oggi è visto ancora come qualcosa di superficiale, purtroppo non è più così, chi partecipa da provider ad HostingTalk.it sa che i vantaggi ci sono, e da tempo lo hanno capito anche oltreoceano, su WHT capita spesso che a rispondere sia il CEO dell'azienda, non un impiegato lasciato a fare quello nel tempo libero.
 
 
Investire nel web e nella produzione di materiale:  vero ma l'esempio che prende Simone, SliceHost, è tutt'altro che banale e non lo è la compagnia che vi è alle spalle. Si tratta come dice di un ottimo strumento di marketing, i contenuti sono un driver potentissimo, però richiedono in questi casi investimenti che anche in America non tutti possono permettersi, SliceHost eredita ora qualcosa che Rackspace sa già fare molto bene, creare discussioni, partecipare attivamente agli eventi, imponendo sempre un modello di approccio agli argomenti e ai contenuti che è riconoscibile. 
 
Penso piuttosto che sia davvero giusto investire per la creazione di knowledge base nei siti degli hosting provider, aiutano il cliente, smaltiscono il lavoro dell'assistenza e danno l'idea che dietro l'attività ci siano persone che hanno conoscenze precise e sanno quali sono le difficoltà incontrabili nel lavoro di tutti i giorni.
Quando questo per svariati motivi non è possibile (non tutte le compagnie sono composte da 10 o 20 persone di staff) è utile cercare soluzioni alternative, sponsorizzare siti del settore esterni, costruire piccole raccolte di link utili a risorse valide nel web.
 
Ma ripeto, anche in USA, SliceHost è una pecora nera, non tutti dedicano così tanto tempo a questo aspetto. Oltreoceano tengono molto ai blogs, vi fanno partecipare tutti i loro dipendenti, si divertono spesso nel rendere partecipi gli utenti della vita aziendale, dei problemi di tutti i giorni. Dreamhost stessa ha un tono spesso quasi fastidioso per via dell'ironia che usa, ma i commenti ai posts sono numerosi e aiutano a tenere il cliente "partecipe". In Italia questo lo sanno fare ancora in pochi. Troppi pochi.
 
 
Flessibilità: dissento su questo punto, Simone parla di SSH, è un esempio a mio modo di vedere errato, offrire questi servizi accessori è quasi sempre prerogativa di chi lavora in overselling come Dreamhost e punta molto sul far apparire i piani hosting come capaci di ospitare qualsiasi contenuto, con qualsiasi traffico.
 
Quanti utenti hanno reale necessità di SSH in un piano shared? Torno a quanto dicevo inizialmente, pretendere tutto da hosting con costo annuale sotto i 100 dollari è come chiedere ad un venditore di auto lusso, sicurezza e prestazioni in un prodotto sotto i 15.000 Euro, possono confezionarvi un bel modello, con tutto sulla carta ma molti "segreti" sotto il cofano. Per gli hosting provider vale lo stesso, tanto che i TOS di molti hosting provider americani prevedono la sospensione degli account dopo tot cicli di CPU, dopo toto GB di ram, tutto ciò rende queste offerte utili solo per un certo target di persone. 

Si parla sempre di risorse: un punto che si ricollega a quanto detto sopra, chi offre hosting ha dei costi da sostenere, nessuno può offrirvi tutto ad un costo 10 volte inferiore ad altri, per farlo taglia anche lui qualcosa, se non è l'assistenza è un altro elemento, ma qualcosa c'è comunque, negli USA come in Italia e nel resto del mondo. Si parla di risorse hardware che vanno garantite al cliente, per questo trovo alquanto superficiali risposte in cui si dice che gli hosting italiani sono più cari, capita raramente che qualche hoster con prezzi più alti sospenda il sito o riporti il numero di cicli di CPU utilizzabili nel contratto. 
 
 
Il mercato italiano è grande: il nostro mercato non è fatto da tre hosting provider, di cui due grandi e uno più piccolo, ci sono migliaia di compagnie, molte note, molte sconosciute, e non trovare un'offerta adatta vuol dire non aver cercato a sufficienza. 


Mi limito a questi punti per ora, in un prossimo post approfondirò le risposte date dagli utenti di HTML.it al post di Simone, nel frattempo lo ringrazio per aver toccato un punto di interesse nel panorama IT e per aver cercato di approfondire anche il suo personale punto di vista. Alla prossima e grazie!
 

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