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Monday 1 December 2008

Dal don't be evil ai servizi, cosa di Google non va?

di Stefano Bellasio

Il problema sulla "bontà" di Google è più grande di quanto si possa pensare e riguarda molti più argomenti di quelli che siamo soliti pensare collegando il motore di ricerca alla fornitura di risultati e pubblicità nella rete Internet. Bisogna partire da questi presupposti per capire perchè il "don't be evil" faccia così discutere e sia importante parlarne non solo in relazione a Google e a ciò che rappresenta ma all'intera rete, anche per chi non ha legami di business con Google o non ne trae diretto beneficio.

 

Ripreno, abbastanza in ritardo purtroppo, un post dell'ottimo Bits a firma di Saul Hansell, che fa il punto della situazione sul popolare motto della compagnia, avendo come base di riscontro anche un precedente post in cui gli stessi lettori hanno potuto dire la loro su quanto Google sia o non sia "evil". Le questioni che oggi la compagnia affronta si fanno sempre più grandi, si parla di privacy, ma anche di contenuti e censura, tutti topics che non possono che alzare il dibattito e far si che gli utenti si chiedano quanto di Google è veramente quel che appare all'esterno e quanto invece non conosciamo della compagnia. 

 

Il CEO, Eric Schmidt, ha detto che il motto è un invito alla discussione, al dibattito: "It means we will fight over what it means.". In sostanza una dichiarazione che ridimensiona molto quanto la compagnia ha sempre affermato e che ricolloca, almeno nelle nostre menti, Google tra le società di tutto il mondo, il cui obiettivo è primariamente stare sul mercato per generare utili. I passi falsi di Google sono stati diversi, la compagnia ha dovuto intervenire nei risultati di molte nazioni come la Cina, dove le pressioni del governo hanno fatto si che si raggiungesse un accordo, a sfavore degli utenti.

 

Ma al di la di ciò, il futuro di Google appare sempre più "oscuro", di fronte alla compagnia che sta indicizzando la rete e che oggi è uno dei principali "fornitori" di visite per qualsiasi sito web. Come può tutta questa informazione rimanere nelle mani di una sola compagnia, che non la detiene, ma ne regola l'accesso, con la possibilità di escludere qualsiasi sito in pochi giorni. Eric Schmidt ha le idee chiare su quanto l'informazione si precisa, e ha anche un piano a lungo termine, su 300 anni, per immagazzinare tutta la rete, oggi, spiega, ci sono 5 milioni di terabytes totali, oggi solo 170 sono correttamente indicizzati. Qualche settimana fa abbiamo modificato il nostro forum, vBulletin, passando all'utilizzo di vBSeo, da subito abbiamo visto un forte incremento di visite grazie alla maggior indicizzazione di HostingTalk.it sul motore di ricerca, ma dopo qualche giorno qualcosa non andava, Google Webmaster Tools segnalava più di 4000 indirizzi non raggiungibili correttamente e quindi escluse dalle nostre ricerce per qualche giorno a causa di un errore nella riscrittura degli url. La correzione ha riportato alla normalità l'indicizzazione in qualche giorno, ma ad oggi non vi è la possibilità di contattare Google per chiedere assistenza o informazioni su quanto accade nell'indicizzazione dei nostri contenuti. 

 

La critica che più di frequente viene rivolta anche nei posts scritti su Bits riguarda il modello di business di Google, gli utenti iniziano ad avvertire la compagnia come una semplice aggregatrice di contenuti, dannosa qualora ci siano problemi con gli stessi nell'indicizzazione.  Chiedo ai lettori di dare un loro parere sul "don't be evil" di Google e su cosa sia per loro oggi Google, avendo un pubbiico composto anche da persone che lavorano come webmaster e a stretto contatto con la rete, potrebbe uscire'un ottima discussione :) Grazie

 

 

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