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Se fossi un dipendente VMware?
di Stefano Bellasio
La tempesta che si sta abbattendo su VMware non ha origine da particolari problemi dell'azienda nel suo settore, da questo punto di vista è solidissima, VMware è cresciuta rispetto agli anni passati e ha anche guadagnato posti di rilievo nel panorama mondiale.
Eppure è bastato davvero poco per far tremare l'impero della virtualizzazione, la sostituzione, repentina e senza spiegazioni, del suo CEO e fondatore, Diane Greene (il suo curriculum inizia con una laurea in ingegneria meccanica, una in ingegneria nautica e per ultima una in informatica): è importante sottolineare come non fosse solamente CEO dell'azienda ma fondatrice, colei che ha creato un'azienda con un fatturato che ha superato il miliardo di dollari. Cosa è accaduto? EMC, la compagnia che ha acquisito VMware, ha optato per un cambio ai vertici, portando tra le fila degli ingegneri della virtualizzazione un veterano di Microsoft, divenuto poi imprenditore con una propria startup che gli ha dato ingresso in EMC. Un manager di casa Microsoft, un'azienda che è distante anni luce da VMware, per dimensioni e filosofia di approccio alla realizzazione di software e alla gestione dei propri prodotti.
Ora che Microsoft sembra entrata nelle stanze di VMware anche i dipendenti sembrano scontenti della decisione, pronti a lasciare la compagnia, sicuri che questa non possa che cambiare sotto la guida di Paul. Viene da chiedersi se EMC avesse pensato a questo effetto all'interno della compagnia o se come nel caso recente di Yahoo sia stato sottovalutato, con la conseguente perdita di figure eccellenti all'interno dello staff; in una compagnia come VMware, dove il reparto ricerca e sviluppo è sicuramente il più attivo, appare chiaro che i dipendenti devono crededere fermamente nella strada che sta percorrendo l'azienda e negli sviluppi che i loro software possono avere, cambiare, senza motivo, la persona che ha fondato la compagnia e che meglio di chiunque altro la conosce e può portarla avanti, è una mossa pericolosa.
La paura del dipendente VMware che ha scritto a Virtualization.info è chiara, VMware potrebbe dover rinunciare alla propria "cultura", alle proprie origini, per trasformarsi in altro. Ma considerando che Microsoft è entrata da poco anche nel settore della virtualizzazione, il pericolo potrebbe esser anche più grave. Difficile capire quale clima si respirerà al prossimo VMware World di Settembre.
Se foste un dipendente VMware, e foste tra coloro che apprezza Diane Greene (Glassdor.com la posiziona tra i CEO maggiormente apprezzati, dopo Google e Apple), cosa fareste e cosa pensereste di una simile mossa?
ps. NetworkWorld ha pubblicato un ottimo articolo sulla vita e la carriera di Diane, da leggere.
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