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Sunday 4 May 2008

La breccia del gratis per entrare nel settore hosting

di Stefano Bellasio

 

Nonostante il settore del freehosting, a livello mondiale, abbia sempre un ruolo molto marginale e secondario, ancora molte persone al giorno d'oggi scelgono uno di questi servizi per mettere online il proprio sito personale o sperimentare i loro script. Certo, l'evoluzione del web con la nascita di servizi di file hosting e image hosting, oltre ai servizi di free blogging, ha fatto si che i servizi di hosting gratuito perdessero molto del loro fascino e della loro utilità, ma questi cambiamenti hanno in qualche modo modificato anche l'approccio dei gestori a questa particolare forma di servizi.

 

Avviare una piattaforma di freehosting richiede diverso impegno oltre ad una buona esperienza sistemistica se vogliamo che il servizio non collassi dopo pochi giorni, potremmo dire che le competenze e la dose di impegno richiesto è pari a quella necessaria per l'apertura di una normale attività in questo settore. D'altro canto se è pur vero che non vi è nulla da garantire ai "clienti", fornire un buon servizio è indispensabile per ottenere un minimo di successo e farsi conoscere.  Il mantenimento di questi servizi è sempre stato un lato "debole", la pubblicità non solo non è spesso buon vista dagli utenti, ma richiede anche numeri troppo grandi per far si che possa almeno ripagare le spese. In questi tempi per cui si assiste a diversi servizi che partono con la "forma" del freehosting, ma introducono dopo un iniziale "successo" servizi di hosting a pagamento, in aggiunta o addirittura in sostituzione a quelli gratuiti. I prezzi sono ovviamente lowcost, ma i vantaggi per queste attività è evidente: chi crea una piattaforma di freehosting di successo riesce a raccogliere in poco tempo anche migliaia di utenti, un buon bacino di utenza su cui pubblicizzare poi gli eventuali nuovi servizi a pagamento. Gli utenti sono invogliati al passaggio alla versione a pagamento perchè spesso hanno la possibilità, con pochi euro annuali, di poter dare al loro sito un nome a dominio di secondo livello, oltre a spazio web in più e assistenza. 

 

Se consideriamo che il passaggio dalla forma free a quella a pagamento non richiede spesso alcun impegno per l'utente, dato che viene effettuato dal gestore, capiamo che questa forma di business è sicuramente molto proficua per le aziende. L'investimento iniziale è superiore, la creazione di un buon servizio, soprattutto gratuito, richiede sforzi economici non indifferenti, con lo svantaggio che molti utenti utilizzano il servizio come "discarica", tuttavia raggiunti grandi numeri la possibilità di concretizzarli in contratti a pagamento diviene reale, almeno per una buona parte dei siti presenti. 

 

Non ho volutamente citato modelli presenti nel nostro paese o all'estero, alcuni provider hanno affiancato il free hosting addirittura dopo l'iniziale partenza come provider. Come vedere questa strategia, è davvero un buon modello di business, e soprattutto, un buon modo per avere da subito un portafoglio consistente di clienti? A voi la parola! 

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